Nell’affrontare il tema della giustizia  dopo l’approvazione di diverse leggi da parte dell’attuale governo, non si può non iniziare partendo proprio da queste leggi.

 

Si tratta di leggi fatte su misura, a tutela di una sola persona e dei suoi interessi politici ed economici: il Capo del Governo.

In fondo, da quando esiste questo Governo, sono tutte così le leggi che sono state approvate.

Si ispirano ad un unico criterio: chi è ricco e potente può fare quello che gli pare, è al di sopra delle leggi, non è sottoposto ad esse.

È il criterio del privilegio contro i diritti.

Un paese nel quale le leggi colpiscono soltanto i deboli, dai lavoratori dipendenti - attraverso la modifica dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori - sino agli extracomunitari; un paese nel quale vengono sistematicamente calpestati i diritti e, innanzitutto, il principio di eguaglianza; un paese nel quale tutti i mezzi di comunicazione, anche grazie alla legge truffa, sono in mano ad uno solo, che è poi il Presidente del Consiglio dei ministri. Bene, in un paese siffatto c'è da preoccuparsi. Ancora non siamo  in un regime, ma vi sono dei rischi.

Non penso ad un regime con olio di ricino e manganelli, anche se dopo i fatti di Genova devo immaginare che qualche tentazione autoritaria in senso stretto vi sia stata.

Penso, invece, e pavento un inedito e moderno sistema di restringimento di fatto della democrazia e dei diritti. Cos'è, altrimenti, un paese ove la legge penale è applicata nella sostanza soltanto alle classi sociali più deboli, in totale disprezzo della legalità e del principio di eguaglianza? L'impunità dei ricchi; la sopraffazione del lavoro salariato; una scuola di classe riportata agli anni cinquanta; la minaccia gravissima contro la sanità pubblica, che è quella di tutti: ecco, questa è l'Italia di Berlusconi. Occorre, dunque, di fronte a ciò, un'opposizione all'altezza dei rischi che stiamo correndo; un'opposizione intransigente che non significa affatto - come qualcuno pensa - un'opposizione gridata o estremista; un'opposizione intransigente e propositiva insieme, che ascolti con serietà e con passione ciò che dalla società e dal nostro popolo sta oggi emergendo, dagli scioperi in difesa dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori - decisivi -, ai movimenti per la pace, alle tante autoconvocazioni, assemblee, incontri e manifestazioni.

 

Dopo le dimissioni  di Taormina, che sono da considerarsi un fatto positivo per il Paese, questo Governo, ha dimostrato che in realtà è fragile e diviso,  e si può battere.

 

 Ma, occorre cautela ed una ferma opposizione propositiva,  non possiamo infatti ignorare che Castelli ha usato l’Aula del Senato e la diretta televisiva per fare un comizio sconcertante sulla stato della giustizia in Italia.

Castelli cosa ha fatto in questi mesi, oltre a cacciare i magistrati dell’Ufficio legislativo del ministero, criticare questo o quel magistrato, attaccare  l’opposizione, dividere e  indebolire la giustizia?

Castelli vuole che il salario dei magistrati sia legato alla produttività.

E’ il solito modello-impresa.

Ha affermato che in un certo periodo parte della magistratura si è organizzata a fini politici utilizzando il suo potere per neutralizzare il potere legislativo surrogandolo con un’élite. Quale parte della magistratura? Quel 30% definito dal sen. Buccero (An) “un peso”? O quel 20% definito “una iattura”? Oppure tutta la magistratura  è un peso e una iattura?

Un’accusa inaudita, quella di Castelli, simile a quella profferita da Berlusconi quando ha affermato che i giudici sono stati protagonisti nel nostro Paese di una guerra civile all’inizio degli anni 90. Sono in sostanza le stesse argomentazioni della risoluzione della maggioranza. Ma io chiedo a Castelli, e dico a tutti gli italiani: come mai non ha detto una parola su tangentopoli? E’ vero o non è vero che c’era un sistema illecito e illegale, per cui le imprese finanziavano in cambio di favori a questo o quel partito, questo o quel dirigente politico? E’ vero o non è vero che tante sentenze sono passate in giudicato, e dunque hanno coinvolto i diversi livelli della magistratura? Sono tutte toghe rosse? Certo, ci sono stati sbagli, anche gravi. Ma non si può far finta che quel sistema di corruttela non sia mai esistito. Castelli dice: alcuni magistrati sono politicizzati. Cioè chiunque lavori attorno a un caso che riguarda un parlamentare, un membro del governo, un dirigente di partito, un grande imprenditore? Chiunque abbia la disgrazia di promulgare una sentenza di condanna?

Dopo ciò, quale giudice potrà partecipare con animo non condizionato a qualsiasi azione giudiziaria che riguardi, per essere breve, i potenti di questo Paese? Il governo ha un chiaro progetto della giustizia: è quello della legge sulle rogatorie, del falso in bilancio, dei capitali all’estero, dell’emendamento Lunardi sui rifiuti, la Cirami, il lodo Schifani. Tutti provvedimenti che hanno a che fare con processi ai cosiddetti ‘’colletti bianchi’’ o alla classe dirigente; cercano solo di salvare dai processi alcuni ben noti personaggi. Dunque tutti provvedimenti a favore dell’illegalità dei poteri, che abbassano la soglia della legalità nel Paese. Il governo si proclama garantista. Ma propone politiche proibizioniste in materia di stupefacenti. Propone una legge ignobile relativa al lavoro dei cittadini stranieri. Non fa una piega davanti alle violenze alla scuola Diaz, alla caserma Bolzaneto a Genova.

Il garantismo voluto da questo governo è un garantismo che garantisce solo loro stessi! La giustizia che  la destra vuole, è una giustizia che non intralci il loro potere. Altro che popolo! Altro che condizione dei detenuti! Vogliono mano libera! Per questo vogliono una magistratura dipendente dal potere politico, condizionata e subalterna. Per questo chiunque critichi i loro attacchi alla magistratura, le loro leggi, viene bollato come comunista, come pericoloso sinistro. Vedono persino l’Europa come un complotto continentale contro di loro. Il ministro parla di un’èlite di magistrati? Sì, c’è il pericolo dell’elitarismo, e l’èlite si afferma, ma non nella magistratura, ogni qual volta uno di loro ricorda che c’è una maggioranza eletta dal popolo e perciò vede con fastidio il libero dibattito in Parlamento. Qualcuno pensa a una democrazia plebiscitaria, dove il leader parla direttamente al popolo.

Non sono i magistrati che vogliono neutralizzare il potere legislativo. Sono le destre che vorrebbero neutralizzare il potere giurisdizionale!

La situazione della giustizia in Italia è grave. Ma perché Castelli non ha detto che  con i governi del centrosinistra la giustizia ha cominciato a risalire la china? Perché non ha detto che i processi si smaltiscono più di prima? Perché ha negato il “netto miglioramento della situazione” da lui stesso affermato nel rapporto a Strasburgo? Perché non è stato propositivo? Perché il governo ha diminuito gli stanziamenti in finanziaria? La situazione della giustizia preoccupa tutti. Bisogna intervenire sul serio, in positivo, con obiettività, competenza, rispetto di tutte le istituzioni

Questo governo, come ha – dichiarato  Diliberto - fa della giustizia un uso privato.

Il berlusconismo usa il potere come un manganello per assestare colpi micidiali all'edificio costituzionale e alla democrazia. Un paese dove la legge non è uguale per tutti e che eleva intorno ai potenti un cordone sanitario rischia, inevitabilmente, di scivolare verso l'autoritarismo. L'atteggiamento del guardasigilli Castelli è indecente e spudorato: è la prova provata che questa destra non esita un momento nel piegare le leggi agli interessi, personali e torbidi, del presidente del consiglio e dei suoi sodali.

La proposta di riforma dell’Ordinamento Giudiziario ne è la riprova più eloquente. Vogliono umiliare i giudici, stracciare il diritto, stravolgere le regole della Costituzione; non è un caso che Silvio Berlusconi abbia riabilitato persino Benito Mussolini.

Ha perfettamente ragione il procuratore di Milano D'Ambrosio quando sostiene che quanto sta avvenendo "è la notte della democrazia".

Occorre che l'opinione pubblica ed i democratici si mobilitino, per contrastare un governo che fa strame della giustizia e che opera scientemente per scardinare il principio costituzionale della divisione dei poteri".

Siamo allo sfregio istituzionale: a proposito dell'inchiesta sulle spese elettorali di Berlusconi, enfatizzata dal "Giornale", il Senatore Schifani ha affermato  che "il palazzo di Giustizia di Milano è oramai la capitale dei talebani italiani in lotta contro la democrazia". Se siamo a Kabul, c'è da augurarsi che Schifani non proponga al ministro della Difesa di bombardare il palazzo di Giustizia.

Quelle di Schifani,  capogruppo di Forza Italia, non sono dichiarazioni, sono intimidazioni.

L'idea di un dialogo, davanti alle sue aggressioni quotidiane, sarebbe una pura esercitazione di masochismo politico.

Accusare la magistratura di perseguire finalità politiche è non solo una menzogna ma l'ennesimo segno della volontà della destra di scardinare il principio costituzionale della divisione dei poteri.

Non si può impunemente gettare discredito sulle istituzioni dello stato.

E' intollerabile. Tanto più intollerabile se l'attacco, scientifico ed organizzato, viene dagli esponenti della maggioranza di governo. Berlusconi ha affermato che vi sono state condanne costruite sulla base di "prove inesistenti"; l'ex sottosegretario all'Interno Taormina, più realista del re, ha chiesto una commissione bicamerale per il controllo "permanente" dell'operato della magistratura. Una richiesta questa che è stata un'ulteriore offesa allo stato di diritto e alla Costituzione

Taormina farebbe bene a leggersi la nostra Costituzione, là dove viene garantita e tutelata l'autonomia e l'indipendenza della magistratura.

L'ex sottosegretario forse rimpiange lo Statuto albertino ed i tempi bui in cui la magistratura era alle dirette dipendenze dell'esecutivo. Bene fa dunque l'Associazione nazionale dei magistrati a denunciare l'attacco cui è sottoposta perché l'attacco alla magistratura è un attacco alla democrazia tutta.

 

L'indipendenza della magistratura è l'architrave di ogni democrazia degna di questo nome. Ove questa indipendenza non fosse garantita si avrebbe, di fatto, un regime autoritario e  Bene dunque ha fatto Ciampi a ricordare che la funzione giurisdizionale appartiene unicamente alla magistratura e che i suoi giudizi sono soggetti solo alle legge

A chi pensa ad un regolamento dei conti Ciampi ha ricordato che le regole sono l'essenza stessa della politica e del vivere civile.

Le parole del Capo dello Stato non sono ovvietà, pesano come pietre: esse sono la ferma risposta al furioso attacco alla magistratura e ai principi costituzionali portato avanti dalla destra.

L'ex sottosegretario Taormina ha rappresentato il caso più eclatante, più intollerabile e più rozzo di questo attacco

 

I nostri genitori,  per quelli della mia generazione, ci hanno fatto un dono grandissimo: ci hanno regalato la possibilità di vivere in una società libera, fondata sui diritti e sulla Costituzione antifascista. Io vorrei poter regalare ai figli della nostra generazione una società altrettanto giusta e libera: vedo però che ci sono rischi molto seri. Allora, va bene "resistere, resistere e ancora resistere", ma occorre innanzitutto reagire e contrattaccare Con intransigenza, senza dare l'impressione, come altre volte è accaduto, purtroppo, di qualche ammiccamento, di qualche patteggiamento, di qualche rapporto. Noi siamo diversi dalla destra e dobbiamo dimostrarlo non più soltanto a parole ma, innanzitutto, con i fatti. Vedete, sono tanti coloro che ci dicono, in occasione di nostre iniziative o quando parliamo con la gente, "ma insomma tanto siete tutti uguali". È la cosa che più ferisce, ed è diffusa. Non è vero che siamo tutti uguali, per fortuna non è vero. Noi non siamo soltanto diversi, ma abbiamo un sistema di valori alternativo a quello delle destre e ci batteremo per affermare questo sistema di valori, fondato sulla solidarietà e non sul denaro. Questa diversità dobbiamo farla valere in Parlamento, in tutte le sedi istituzionali e fuori nel paese, nelle manifestazioni di massa.

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