1.
Democrazia rappresentativa e democrazia diretta
La
crisi degli istituti rappresentativi e dei tradizionali soggetti intermedi della
società civile (i partiti politici) ha favorito un processo involutivo di
“democrazia delegata” e di personalizzazione della politica: al progetto
politico si tende a sostituire la scelta delle persone con conseguente rischio
di derive plebiscitarie.
La
caduta della credibilità dei partiti è alla base della crescita dell’area
dell’astensionismo e nello stesso tempo ha sollecitato la nascita di nuove
forme di aggregazione che rappresentano la maggiore novità degli ultimi anni. A
questa domanda di partecipazione i gruppi dirigenti dei partiti stanno
rispondendo con un arroccamento all’interno delle strutture del potere e con
la compressione degli spazi reali di confronto.
L’elezione
diretta dei sindaci e dei presidenti della provincia, più recentemente
l’elezione diretta dei presidenti
della Regione, con il conseguente principio del “simul stabunt, simul cadent”,
e la proposta dell’elezione diretta del premier, rappresentano i risvolti
istituzionali della crisi della democrazia rappresentativa e propongono un
modello di democrazia “delegata” e tendenzialmente monocratica.
In
questo modello il ruolo degli organismi rappresentativi assembleari,
progressivamente ridotto a mero momento di ratifica dell’operato degli
esecutivi, tende ad essere sostituito da forme, più o meno istituzionalizzate,
di diretto contatto fra i cittadini e l’esecutivo, in primis col suo
“capo”, rafforzando una forma monocratica di potere. I partiti si riducono a
comitati elettorali e vengono rigidamente controllati attraverso il metodo delle
cooptazioni da una ristretta classe dirigente.
Siamo
per altro consapevoli che le forme di “partecipazione diretta” o di
“democrazia partecipata”, in quanto espressione di esigenze legittime ma
inevitabilmente particolari (di settore, territorio, ecc.), anche quando di
carattere progressivo, non possono rappresentare e gestire la dimensione
complessiva della politica. Se si vuole che realizzino un allargamento ed una
migliore qualità della democrazia, esse debbono trovare il loro referente
privilegiato nelle rappresentanze elettive. Nello stesso tempo occorre che la
spinta alla partecipazione, che i movimenti negli ultimi anni hanno raccolto e
promosso, si proietti anche nella vita dei partiti e contribuisca alla loro
necessaria riforma. Perché un sistema democratico sia in grado di prevenire
ogni pericolosa devianza, occorre che tutte le sue componenti svolgano nel
migliore dei modi il ruolo che loro compete assicurando così l’efficacia
dell’azione di governo ed un corretto equilibrio dei poteri.
2.
Impegni concreti e verifiche programmate
Presupposto
del successo di una “politica per la partecipazione” è la conferma della
centralità degli organi rappresentativi assembleari come sedi del processo
decisionale, che deve realizzarsi nel confronto fra gli eletti in quanto
rappresentanti della volontà degli elettori. Su questo tema, d’altronde,
esiste già una raccomandazione (Rec 2001/19) del Consiglio d’Europa che
“considerando che la partecipazione dei cittadini è il cuore stesso
dell’idea di democrazia e che cittadini che si riconoscono nei valori
democratici, coscienti delle loro responsabilità civili e che si impegnano
nella vita politica, sono la forza viva dei sistemi democratici”, sollecita
gli Stati membri della UE a dare attuazione a questo principio e suggerisce le
buone pratiche che possono favorire la partecipazione.
Nella
realtà fiorentina le istanze di partecipazione diretta sono molto vive e
diffuse, ma non hanno trovato negli istituti rappresentativi validi sbocchi né
sul terreno delle decisioni formali, né su quello delle pratiche politiche.
In
vista del rinnovo dei consigli comunali e provinciali, tuttavia, la democrazia
partecipata sembra essere ritornata un argomento centrale tanto che nel Forum
per Firenze, del quale hanno fatto parte movimenti e partiti, è stato posta
come un tema discriminante.
Del
documento elaborato dal Forum, da tutti condiviso, vorremmo che fossero
chiaramente assunti tre obiettivi d’ordine generale. Il primo è l’impegno,
ad iniziare dal prossimo autunno, alla rielaborazione
dello Statuto attraverso un processo partecipativo che coinvolga tutte le
realtà presenti nel territorio. Il secondo è l’adesione del Comune di Firenze alla rete del Nuovo Municipio. Il
terzo è la costituzione presso il
Consiglio sotto la responsabilità del Presidente di un apposito ufficio “per la trasparenza e la
partecipazione”.
Proponiamo, però, che il confronto si sviluppi anche su altri punti che crediamo necessari per dare nuova vitalità alle istituzioni fiorentine e agli organi della rappresentanza. Ci rivolgiamo non soltanto ai candidati sindaci, ma anche ai candidati consiglieri e ai partiti. In particolare, vogliamo ricordare che il Consiglio è l’organo di indirizzo politico e deve approvare le “linee programmatiche” presentate dal Sindaco. Ciò significa che sin dalla fase pre-elettorale deve determinarsi una convergenza programmatica fra il candidato sindaco ed i candidati consiglieri delle liste che lo appoggiano, così come i partiti della coalizione debbono essere partecipi nella elaborazione di quel programma. Sono tutti elementi che dimostrano quanto la personalizzazione si allontani dal corso di un avanzato sistema democratico.
3.
Bilanciamento di poteri tra Sindaco,
Giunta, Consiglio Comunale, Consigli di quartiere
Riteniamo opportuni interventi che vadano, fra l’altro, nelle seguenti direzioni:
·
Collegialità
della Giunta.
La Giunta è un organo collegiale e come tale deve operare. Non deve esservi
un’autonomia decisionale del singolo assessore mitigata soltanto dal confronto
diretto ed esclusivo col Sindaco. Va sempre ricordato che l’Esecutivo è
tenuto a dare applicazione al programma elettorale che costituisce nella sua
unitarietà il mandato sul quale si è ottenuto il consenso dei cittadini.
·
Presidenza
delle Commissioni di controllo affidata a rappresentanti dell’opposizione.
E’ questo un principio funzionale all’equilibrio dei poteri e di
responsabilizzazione di tutte le forze nel funzionamento delle istituzioni
democratiche.
·
Rafforzamento
del ruolo del Consiglio e delle Commissioni consiliari.
Più che su norme e vincoli, questo obiettivo deve poggiare sulla rinuncia
dell’Esecutivo alla propria autosufficienza e sulla disponibilità al
confronto aperto con l’organo della rappresentanza generale. E’ utile,
comunque, fissare la regola che le deliberazioni di competenza del Consiglio non
possano essere adottate da altri organi del Comune, e che la verifica periodica
delle linee programmatiche sia un effettivo momento di controllo da parte del
Consiglio.
·
Ampliamento
del numero dei Consigli di quartiere, dei loro poteri e delle risorse a loro
disposizione. Pensiamo
che questa debba essere una scelta politica che consenta finalmente ai Consigli
di quartiere di superare la loro marginalità e, nello stesso tempo, debba
rappresentare una linea guida nella predisposizione del bilancio del Comune.
4.
Una nuova attenzione a favore della partecipazione
Una cultura della partecipazione richiede comportamenti innovativi fino dall’istruttoria dei processi decisionali. Ci limitiamo ad alcuni esempi proprio perché quello che occorre non è un decalogo delle buone pratiche, ma un diverso approccio culturale.
·
I
programmi dovrebbero essere espressi in forme chiare e coerenti in grado di
costituire il fondamento del patto fra gli elettori e gli eletti
·
Il
calendario dei lavori del Consiglio dovrebbe essere definito con congruo
anticipo
·
I
temi in discussione, le proposte e le scelte indicati dovrebbero essere
presentati con argomentazioni comprendenti anche le ragioni che hanno indotto ad
escludere altre ipotesi
·
Dovrebbero
essere preferite delibere-quadro vincolanti per l’esecutivo piuttosto che la
polverizzazione delle decisioni in un numero eccessivo di provvedimenti
·
I
testi da deliberare dovrebbero essere formulati in modo da garantire
un’agevole ed univoca interpretazione
·
Dovrebbe
essere predisposto un efficace sistema di monitoraggio, anche in itinere, degli
effetti dei provvedimenti approvati
5.
Nomine o designazione dei rappresentanti del Comune presso Enti, aziende ed
istituzioni.
E’ un tema sul quale l’opinione pubblica ha sempre mostrato grande sensibilità sia perché dal funzionamento dei servizi dipende la qualità della vita cittadina, sia perché è una sicura cartina di tornasole del buon governo. Occorre ripristinare una reale trasparenza e fugare l’impressione che le decisioni seguano criteri di pura spartizione.
Le nomine possono essere attinenti ad amministratori o a dirigenti con compiti tecnico-gestionali.
Nel
primo caso l’autonomo potere di nomina del Sindaco, che si assume la
responsabilità “politica” dell’operato dell’amministratore, deve però
essere accompagnato dalla motivazione
in forma pubblica e con completezza delle ragioni delle scelte compiute.
Nel
secondo è necessario che la pubblicizzazione
degli incarichi da attribuire sia accompagnata
dai punteggi tramite i quali sarà operata la selezione, e
che venga data pubblica informazione dell’esito con i relativi punti
assegnati. Deve essere riconquistata la fiducia della pubblica opinione
circa l’assoluta imparzialità dell’amministrazione e il pieno
riconoscimento delle migliori professionalità.
6.
Le forme della partecipazione
Se
si conviene che la democrazia raggiunge la sua massima espressione attraverso la
partecipazione e che da essa dipende in notevole misura la stessa efficacia
delle decisioni prese, è evidente che chi è chiamato a funzioni di governo non
deve limitarsi all’ascolto delle voci che provengono dalla società, ma deve
promuovere attivamente la partecipazione dei cittadini alla vita e alle scelte
della comunità locale. Non si tratta di ridurre il potere e la responsabilità
degli organismi rappresentativi e di governo a vantaggio di un assemblearismo
spontaneistico, quanto di creare le condizioni perché chiunque lo voglia trovi
luoghi pubblici aperti dove conoscere i problemi, confrontarsi con altri,
contribuire a formare opinioni e indicare soluzioni e, entro limiti ben
circoscritti, anche concorrere ad assumere decisioni.
Ci
sembra utile, perciò, che l’azione di promozione riguardi i tre diversi ruoli
che la partecipazione di regola si attribuisce:
·
la
partecipazione con carattere consultivo
Oltre
alle consultazioni formali già previste e disciplinate, potrebbero essere
programmati:
Ø
incontri
pubblici promossi da ciascun assessore per la presentazione-discussione del
proprio programma di lavoro
Ø
confronti
pubblici periodici (ad es. annuali), sempre promossi da ciascun assessore, sullo
stato d’avanzamento dei programmi, sulle criticità e sulle problematiche
emergenti
Ø
confronti
pubblici periodici promossi dalla Presidenza di ciascun Consiglio di quartiere
sul programma, sullo stato dell’attività, sulle criticità e sulle
problematiche emergenti
·
la
partecipazione con carattere propositivo
Il
referente dovrebbe essere l’organo elettivo. Si potrebbe prevedere:
Ø
la
disponibilità delle Commissioni consiliari competenti ad incontrare gruppi
organizzati di cittadini che ne facciano richiesta per discutere delle questioni
da essi sollevate, assicurando il Comune una tempestiva informazione a tutta la
cittadinanza
Ø
incontri
periodici delle direzioni delle aziende che gestiscono i servizi pubblici locali
con la cittadinanza
Ø
l’obbligo
per il Consiglio Comunale a prendere in esame entro un tempo predefinito
petizioni popolari che abbiano raccolto un determinato numero minimo di adesioni
Ø
un
uguale obbligo per i Consigli di quartiere a fronte di un numero di adesioni
proporzionalmente ridotto
·
la
partecipazione con carattere deliberativo
I
limiti debbono essere precisamente circoscritti perché non può essere
destabilizzato il principio fondante della rappresentanza generale. Si potrebbe
prevedere:
Ø
l’esercizio
di un potere deliberativo a livello dei quartieri e nei modi espressamente
definiti dallo Statuto comunale (quindi su materie e con criteri omogenei per
l’intero territorio). Dovrebbe trattarsi in ogni caso di questioni in cui
l’interesse dei cittadini coinvolti non entri in conflitto con quello di altri
cittadini
Ø
la
normazione statutaria del referendum propositivo con esito vincolante
Ø
la
normazione statutaria del referendum abrogativo con esito vincolante
Firenze
20 maggio 2004