Signor Presidente, Signor Sindaco, Magnifico Rettore, colleghi e invitati tutti,

noi Comunisti Italiani cogliamo l’occasione di questo consiglio aperto sull’università, in primo luogo per denunciare la situazione di degrado sempre crescente in cui la scuola pubblica italiana si trova ad operare, le situazioni di difficoltà, di disagio cui sono costretti milioni di studenti e le loro famiglie, centinaia di migliaia di insegnanti, docenti, precari e ricercatori.

La scuola di oggi è una scuola con più alunni e meno insegnanti, con classi più numerose, con strutture sempre più fatiscenti, dai costi sempre molto elevati e spesso insostenibili per le famiglie, una scuola che nega l'accesso al tempo pieno, a quello prolungato, alla scuola dell'infanzia a migliaia di famiglie che lo richiedono, una scuola in cui sempre più inadeguati o inesistenti sono gli strumenti minimi per assicurare l'inserimento e l'integrazione di alunni diversamente abili e stranieri, una scuola con un precariato sempre più esteso, una scuola sempre più incerta del proprio futuro.

Ma la denuncia che vogliamo avanzare oggi è, se possibile, ancora più grave.
La situazione di oggi non è attribuibile al caso o semplicemente a ristrettezze di bilancio.
Essa è il risultato di scelte politiche consapevoli, deliberate e volute. Con esse si persegue l'obiettivo della descolarizzazione della società italiana, di istituire la scuola dell'esclusione sovvertendo il principio di promozione culturale e sociale su cui la Costituzione fonda il diritto all'istruzione, di istituire una scuola classista, qualificata per pochi e di bassa qualità per la stragrande maggioranza di bambini e ragazzi.

Si tratta di un'accusa politica pesantissima ma che trova riscontro inequivocabile negli atti di tre anni di governo della destra.

I più significativi sono:

-         OBBLIGO DI ISTRUZIONE. La destra cancella la legge dell'obbligo di istruzione, lo abbassa dai quindici ai tredici anni e mezzo, ne cancella la definizione dal testo delle sue leggi. Istituisce un altro "obbligo": obbliga ragazzini poco più che tredicenni a scegliere fra istruzione e formazione professionale.

-          Si é vero che la Moratti proclama di aver elevato l'obbligo a 18 anni di età! Ma la Moratti non dice che a quell'obbligo si può assolvere anche frequentando la formazione professionale o addirittura facendo l'apprendista con qualche ora di formazione! Con l'abolizione dell'obbligo si calcolano, migliaia e migliaia di iscrizioni perse alla secondaria superiore, da aggiungersi all'oltre 30% dei ragazzi che non conseguono il diploma e conseguentemente molto ma molto meno le iscrizioni all’Università

-         MENO ORE A SCUOLA. Viene ridotto il tempo scuola obbligatorio nella scuola elementare e media.

-         ATTACCO AL TEMPO PIENO, ALLA SCUOLA DELL'INFANZIA ED ELEMENTARE. Si sta cercando di operare una vera e propria controriforma di quella che viene unanimemente riconosciuta (anche all'estero) come una scuola altamente qualificata: la scuola dell'infanzia ed elementare. L'attacco è al tempo pieno, all'orario, all'anticipo scolastico che porterà ad istituire classi composte da bambini con differenze di età anche di molto superiori all'anno, l'attacco è l'istituzione dell'insegnante "tutor". L'accesso alla scuola dell'infanzia e al tempo pieno viene precluso a migliaia di famiglie. L'intento è quello di destrutturare ordini di scuola (la scuola dell'infanzia ed elementare) che oggi si dimostrano in grado di colmare le lacune, superare le differenze derivate dalle diverse situazioni e provenienze socioculturali al fine di assicurare a tutti i futuri studenti un pari diritto all'istruzione. Dai tre, dai sei anni di età si vuole compromettere il diritto all'istruzione per tutti.
- TAGLI: I tagli a risorse e personale, nel triennio, sono senza precedenti. Gli investimenti dello Stato per le strutture scolastiche sono ridotti quasi a zero, con danno decuplicato per le situazioni più svantaggiate.
- INTEGRAZIONE DEGLI ALUNNI STRANIERI. Nulli gli interventi per l'integrazione degli alunni stranieri la cui presenza nella scuola italiana si è quadruplicata negli ultimi tre anni. Anzi si operano pesantissimi tagli ai "mediatori culturali".

-          INSEGNANTI DI SOSTEGNO. Riduzione drastica del numero degli insegnanti di sostegno per gli studenti diversamente abili rispetto al fabbisogno.

-          FINANZIAMENTI ALLA SCUOLA PRIVATA. Favori e finanziamenti senza precedenti elargiti alla scuola privata sottraendo risorse alla pubblica e contribuendo a dequalificare l'intero sistema formativo ( ci riferiamo ai novanta milioni di euro ed ai buoni scuola attribuiti solo a chi frequenta la scuola privata; alla controriforma dell'esame di maturità che fa fare affari d'oro ai diplomifici squalificando l'istituto stesso, ecc.).

Questi i fatti, le scelte che colpiscono duramente la scuola pubblica nel suo ruolo e nella sua qualità, che motivano e confermano pienamente l'accusa politica che rivolgiamo al governo della destra: l'accusa di mirare a realizzare la scuola dell'esclusione in quanto funzionale al progetto di società che questa destra vuole costruire: un paese dipendente sul piano dello sviluppo e che quindi non necessita di investimenti nella ricerca scientifica e di un livello elevato di istruzione di massa, una società fondata non su una democrazia partecipata di cittadini consapevoli, ma sul consenso e sul condizionamento determinato dai grandi mezzi di comunicazione di massa.

SCUOLA: BATTAGLIA PRIORITARIA. E' dunque nella piena consapevolezza che col futuro della scuola italiana si gioca il futuro dell'intero Paese, del suo sviluppo sociale, economico, democratico e civile; che quello all'istruzione, nella società contemporanea è un vero e proprio diritto inalienabile; che questo diritto mai come oggi rischia di essere compromesso per milioni di giovani e cittadini; è con queste consapevolezze che indichiamo il diritto all'istruzione come terreno di lotta prioritario per tutte le forze democratiche e di progresso.

Noi contrapponiamo al disegno della destra l'elevamento dell'obbligo all'istruzione quale presupposto indispensabile per realizzare un inderogabile obiettivo di civiltà: elevare il livello di istruzione dei giovani e di tutta la popolazione italiana.La scuola che noi Comunisti Italiani vogliamo è una scuola pubblica con l'obbligo scolastico fino a 18 anni, libri di testo gratuiti, la generalizzazione della scuola dell'infanzia, l'estensione del tempo pieno e prolungato, la presenza in numero adeguato di mediatori culturali e di insegnanti di sostegno, la fine della precarizzazione dell'insegnamento. Per garantire la gratuità dei libri di testo basta ripristinare la tassazione delle eredità miliardarie abrogata da Berlusconi, far pagare più tasse ai ricchi e prevedere pene severissime per chi le tasse non le paga.

Oggi più di ieri la scuola rappresenta una priorità ed occorre semplicemente realizzare la scuola della Costituzione, per assicurare, con il diritto ad un'istruzione qualificata per tutti, un futuro di sviluppo sociale, economico e civile del Paese, 

Firenze 6/12/2004

  

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